Vendesi manciate di libri, biblioteca di Bomporto si espone.

La biblioteca di Bomporto mette in vendita i suoi libri. Non tutti, solo alcuni, 2 mila, quelli che è arrivato il momento di lasciar andare via perché sono in un’edizione ormai superata, o non adatti più al prestito. E’ possibile comprarli questi libri, al prezzo simbolico di 1 euro l’uno.

La biblioteca, nell’immaginario, è il posto che i libri li salva, non che li dà via. Abbiamo voluto capire di più su questa scelta intervistando Luca Verri, responsabile della biblioteca di Bomporto.

Come è nata l’idea?

La vendita dei libri a bancarella le grandi biblioteche è figlia di un progetto che è la revisione delle collezioni. Ogni due o tre anni si guardano le proprie collezioni e quello che è vecchio, logoro, non più opportuno al prestito viene tolto dagli scaffali.

E che succede?

I libri bagnati, unti, logori vengono mandati al macero. Il ciclo si chiude con la Croce Rossa che li macera e con i soldi finanzia la propria attività. Gli altri vengono messi a bancarella perché troviamo utenti interessati a comprarli e con il ricavato ne compriamo di nuovi. Non è una attività che fa solo la biblioteca di Bomporto, anzi. Fa parte delle attività ordinarie delle biblioteche. A Modena, ad esempio, c’è una bancarella fissa con i libri usati. Sono vendite limitate nel tempo

Qual è il criterio con cui scegliete i libri di cui volete disfare?

C’è un freno morale, più che materiale, tutti inorridiamo al pensiero di buttare un libro. Ma non buttiamo l’idea, solo qualcosa che ha finito il suo percorso, e prendiamo magari lo stesso libro in una nuova edizione, più bello, più completo. Si fa un servizio miglior se si supera lo scoglio emotivo del dono/vendita. E l’elenco dei libri da dismettere lo mandiamo prima alla Prefettura, controlla se ci sono poche copie in giro, io dismetto ciò che è numeroso in provincia, e solo se ce ne sono altri in altre biblioteche della provincia. La vita di un libro è di cinque anni, diventa vecchio prima.

Da quanto portate avanti questo progetto?

Il progetto nasce nel 2017. Noi compravamo un po’ di tutto, sia narrativa che saggistica per cercare di rispondere ai vari interessi dei nostri utenti che fossero cucina, arte, filosofia. Ma questo tipo di acquisto era riduttivo perché non coprivi lo scibile coi soldi che avevamo, quindi abbiamo deciso di specializzarci in un uno settore o un paio di settori. Teniamo tutta la narrativa ma sulla saggistica, ad esempio, siamo concentrati solo su alcuni settori: storia e legalità, avemdo qui la casa della legalità, e tutto quello che riguarda il vino. Una letteratura alta sul vino, sennò, dove te la vai a fare se non a Bomporto? Viaggi e guide turistiche qui sono argomenti molto seguiti, c’è poi uno scaffale dedicato a letteratura e saggistica a condizione femminile, sulla parità e le lotte di genere. Prestiamo ovviamente attenzione agli autori locali, un settore che abbiamo mantenuto è la storia locale, i loro libri li teniamo conservati in più copie. Ne abbiamo numero significato e ne vorremmo di più. Tutto quello che non c’entra abbiamo deciso si darlo via: da 32 mila volumi rianalizzati abbiamo tolto tutto quello che non rientrava nella direttrice fondamentale. Abbiamo molto asciugato la saggistica, è la terza revisione che facciamo e piano piano abbiamo ridotto: ora siamo a 24 mila libri.

I libri non sono mai troppi?

Dobbiamo fare i conti con un concetto di biblioteca che deve essere più elastico e dinamico per un principio proprio fisico: non puoi accumulare dei volumi, non puoi fare nuovi scaffali ma devi fare delle scelte. Io voglio offrire a Bomporto un panorama provinciale. Non siamo a livello universitario, ma chiunque ha bisogno di guide e testi di storia può venire qui.


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