Parla Veltroni: «Un libro horror per raccontare il mondo di oggi? No, basterebbe un tweet»


Un Campiello che segni il rilancio post pandemia della cultura, in una stretta sinergia, per territorio e affinità elettive, con la Biennale di Venezia»: due motori pronti a riaccendersi nei prossimi mesi per restituire entusiasmo, sapere e soprattutto qualità dopo mesi di lockdown e impoverimento non solo economico ma anche nelle relazioni.

Così Walter Veltroni, nuovo presidente del Premio Campiello, interpreta il nuovo incarico di presidente della Giuria dei Letterati che gli è stato comunicato direttamente dal presidente di Confindustria Veneto e Fondazione Campiello Enrico Carraro.

«Una grande notizia in questi tempi procellosi», dice Veltroni al telefono da Roma. Politico, giornalista, scrittore, nato a Roma nel 1955, figlio di Vittorio uno dei primi radiocronisti (oltre che sceneggiatore) di quella Rai che allora si chiamava ancora Eiar, è considerato una figura di spicco del panorama culturale italiano. Veltroni è stato direttore de L’Unità negli anni Novanta, vicepresidente del Consiglio e Ministro dei Beni e delle Attività Culturali, sindaco della Capitale, primo segretario del Partito Democratico. Ha scritto numerosi saggi e romanzi ed è autore di documentari e film di finzione.

Presidente Veltroni se l’aspettava? Come è nata questa nuova avventura?

Mi ha chiamato in dicembre il presidente Carraro che molto gentilmente mi ha comunicato la proposta di avermi come presidente del Premio Campiello; a me ha fatto molto piacere perché da sempre considero il Campiello uno dei premi più importanti del Paese, sia per l’area geografica in cui si colloca sia per il momento particolare in cui il premio si svolgerà. Sono stato molto onorato e cercherò di fare del mio meglio.

Ha già in mente qualche novità?

Aspetto di incontrare il presidente Carraro e gli altri componenti della Giuria per vedere insieme di immaginare qualcosa di nuovo. Mi piacerebbe per esempio, qualche sinergia maggiore con la Biennale di Venezia, per fare qualcosa insieme e far crescere tutte e due le attività. I punti di incrocio tra queste due realtà sono molti, considerate le diverse attività della Biennale che vanno dal cinema all’architettura, all’arte che ben si possono incontrare con il Campiello.

E poi si dovrà tener conto di questo anno pandemico...

Credo che sia in questo 2021 che nell’anno appena trascorso, i libri si stiano rivelando dei grandi compagni della solitudine in cui siamo stati precipitati dal virus. Infatti, di tutte le industrie culturali, quella che ha resistito meglio è stata quella del libro. Una medicina per tutti, perché le storie che non riuscivamo a incontrare perché non potevamo vedere le persone, le abbiamo cercate nei libri. C’è un bisogno naturale dell’essere umano di avere più vite e se queste vite non ti sono consentite dall’incontro fisico, allora le cerchi altrove, come nei libri e per esempio nelle serie televisive delle piattaforme, perché c’è bisogno di un altro da sè.

Si cerca giocoforza di sopperire con le videochiamate: ma sono un sostituto valido che rappresenterà il nostro futuro o un surrogato?

Servono per fingere un contatto umano, per simulare o digitalizzare un contatto. Tutti siamo consapevoli che per fortuna ci sono queste soluzioni digitali, basti pensare quale sacrificio sarebbe stato per gli studenti superare questo momento senza neppure il supporto digitale. Però una cosa è vedere un amico in carne ed ossa e un altro è vederlo dallo schermo del computer. Non possiamo rinunciare a tutto questo, per cui in futuro torneremo alla vita di prima, altrimenti la nostra esistenza diventa un film di fantascienza di quelli cupi e catastrofici.

In questi mesi di isolamento che cosa ha letto? Quale genere ha preferito?

In questo periodo ho letto molto sulla storia del fascismo, mi sono dedicato molto a questa mia antica curiosità, per capire come è potuto accadere tutto quello che è accaduto nel nostro Paese e anche con un elevato grado di consenso. E poi ho letto molti romanzi come è giusto che sia.

È stato giusto in questi mesi chiudere tutto quello che riguardava la Cultura visto che forse solo ora si riapriranno i musei nelle zone gialle?

Sono stati mesi in cui si è chiuso tutto, per cui era difficile immaginare chi potesse rimanere aperto in quella situazione. Però si è pagato un prezzo molto alto e non so se l’industria culturale riuscirà a reggere a questo shock, che è stato vissuto per mesi. Proprio con la pandemia si è avuta la percezione reale di come cultura e turismo siano strettamente collegati, interconnessi: città che come Venezia e Verona erano in overbooking adesso si interrogano su come ripartire.

Qual è la sua previsione alla luce dell’esperienza come sindaco di Roma?

Proprio sulla base della mia esperienza di sindaco di Roma, posso dire che non c’è null’altro che produca turismo, e quindi crescita del prodotto interno lordo di un’area geografica, come la cultura. Ricordo che dopo l’11 settembre 2001 si prevedeva che Roma precipitasse dal punto di vista delle presenze turistiche, invece la quantità e la qualità dell’offerta culturale della città ci hanno portato già dall’anno successivo a crescere del 10 per cento ogni anno. È chiaro che Venezia e Verona erano in overbooking, ma adesso bisogna recuperare.

Come?

Bisognerà immaginare un piano di ripresa culturale per quelle città che sono dei gioielli dell’umanità, come appunto Venezia e Verona, per cui spero che anche il Campiello e la Biennale possano essere un motore, un volano di ripresa. Magari coincidendo con la vaccinazione di massa, speriamo che da settembre si possa tornare ad avere una presenza fisica a contatto con tanta bellezza.

Qual è oggi l’attualità di premi come il Campiello legati alla letteratura e alla cultura in senso ampio?

L’originalità del Campiello che mi ha sempre affascinato è la coesistenza di un giudizio di qualità dato da una Giuria di grande prestigio con un giudizio dato dai lettori. Il fatto che queste due dimensioni si intreccino secondo me rende il Campiello un premio di particolare valore e importanza.

Il Campiello inoltre scopre sempre nuovi nomi, è un trampolino per gli autori; i vincitori difficilmente sono nomi già affermati come capita invece per altri premi. Insomma, non incorona i nomi di successo, no?

Dovrebbe essere esattamente questo il compito dei premi: quello di segnalare all’opinione pubblica dei talenti che fino a quel momento non sono emersi e i premiati del Campiello sono la testimonianza di questo.

Presidente Veltroni, lei ha scritto molti libri anche negli ultimi mesi: sta preparando qualcosa?

Esce in questi giorni per Feltrinelli un mio libro che racconta a ragazzi e bambini la storia di Sami Modiano, uno dei bambini sopravvissuti ad Auschwitz. Il titolo è «Tana libera tutti». Dovesse scrivere un libro sulla situazione politica di oggi, sarebbe un horror? No, guardi più che un libro basterebbe un tweet. fonte Larena

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