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Otto anni fa morì Nelson Mandela, il padre biologico del concetto di libertà.


«Non c'è nessuna strada facile per la libertà!» esordiamo con una delle sue frasi più celebri, in queste poche parole è riuscito ad abbracciare alcuni dei più grandi concetti della storia dell'uomo. La strada è il percorso che per definizione ci porta da un punto a ad un punto b, non sempre questo percorso è liscio, anzi spesso è lastricato di problemi e non di poco conto, per Nelson fu proprio così. Antagonista, con il predecessore Frederik de Klerk, dell'apartheid e insieme a questi insignito del premio Nobel per la pace nel 1993 Mandela fu il primo presidente sudafricano non bianco a ricoprire tale carica; attivista per i diritti civili e avvocato, aveva scontato 27 anni di carcere per la sua opera di lotta al segregazionismo razziale.

Rivoluzionario e successivamente uomo di un governo di riconciliazione e pacificazione, fu a lungo uno dei leader del movimento anti-apartheid ed ebbe un ruolo determinante nella caduta di tale regime, pur passando in carcere gran parte degli anni dell'attivismo anti-segregazionista. Uomo simbolo dell'uguaglianza e dell'antirazzismo, premio Nobel, Premio Lenin per la pace e Premio Sakharov per la libertà di pensiero, ha saputo dosare differenti approcci politici e pragmatici alla lotta di liberazione del suo popolo, dalle iniziali teorie di opposizione non violenta di Gandhi, che tenterà anche in seguito di anteporre, alla lotta armata, dal comunismo marxista alla democrazia. Parliamo di libertà adesso, avete in mente cosa sia? be certo che no, siamo troppo abituati ad accendere i motori delle nostre auto e spostarci ovunque vogliamo, vederci con chi ci piace e viaggiare fino al limite dei nostri portafogli, senza badare troppo alle barriere che ci dividono. Be posso dirvi che per il giovane Mandela fu più difficile del previsto sbrogliarsi da quell'orribile situazione, le sue idee erano considerate un tantino spinte per quell'epoca. Di ideologia Ubuntu, internazionalista ma nel disegno del nazionalismo africano e socialista democratica, la sua ispirazione politica venne influenzata dal marxismo. Si ispirò in parte alla rivoluzione cubana nella fondazione del movimento armato Umkhonto we Sizwe; all'epoca dell'arresto che lo condurrà ad una prigionia di 27 anni era membro del Comitato Centrale del Partito Comunista Sudafricano. Negli anni successivi, portò l'ANC nell'Internazionale Socialista. Protagonista insieme al presidente de Klerk delle trattative che portarono all'abolizione dell'apartheid all'inizio degli anni novanta, venne eletto presidente nel 1994, nelle prime elezioni multirazziali del Sudafrica, rimanendo in carica fino al 1999. Il suo partito, l'African National Congress (ANC), è rimasto da allora ininterrottamente al governo del paese. A chiunque pensasse che tutto questo non fu poi un grande sforzo per il povero Nelson, be vi posso assicurare che non fu così : Fu arrestato assieme ad altre 150 persone il 5 dicembre 1956 con l'accusa di tradimento. Seguì un aggressivo processo, durato dal 1956 al 1961, al termine del quale tutti gli imputati furono assolti. Nel marzo del 1960, dopo gli avvenimenti del massacro di Sharpeville e la successiva interdizione dell'ANC e di altri gruppi anti-apartheid, Mandela e altri militanti appoggiarono la lotta armata. Nel 1958 aveva sposato in seconde nozze Winnie Madikizela, da cui poi si separò nel 1992.

Nel 1962 viene arrestato una seconda volta per aver organizzato manifestazioni di protesta e per essere uscito dal paese senza l'autorizzazione delle autorità, e verrà condannato a 5 anni di carcere.

Durante la sua prigionia, la polizia arrestò importanti capi dell'ANC l'11 luglio 1963 presso la Liliesleaf Farm di Rivonia, accusandoli di alto tradimento. Mandela fu imputato anche in questo processo, e insieme ad altri fu accusato di sabotaggio e altri crimini. Joel Joffe, Arthur Chaskalson e George Bizos fecero parte della squadra di difesa che rappresentò gli accusati. Tutti, a eccezione di Rusty Bernstein, furono ritenuti colpevoli e condannati all'ergastolo, il 12 giugno 1964. L'imputazione includeva il coinvolgimento nell'organizzazione di azioni armate, in particolare di sabotaggio (del cui reato Mandela si dichiarò colpevole) e la cospirazione per aver cercato di aiutare gli altri Paesi a invadere il Sudafrica (reato del quale Mandela si dichiarò invece non colpevole). Per tutti i successivi 26 anni, Mandela fu sempre maggiormente coinvolto nell'opposizione all'apartheid, e lo slogan "Nelson Mandela Libero" divenne il grido di tutte le campagne anti-apartheid del Mondo.

Mentre era in prigione, Mandela riuscì a spedire un manifesto all'ANC, pubblicato il 15 giugno 1980. Il testo recitava:

«Unitevi! Mobilitatevi! Lottate! Tra l'incudine delle azioni di massa e il martello della lotta armata dobbiamo annientare l'apartheid!»

(Nelson Mandela)

Nell'aprile 1982, Mandela fu trasferito alla prigione di Pollsmoor a Tokai, Città del Capo, insieme ai dirigenti dell'ANC Walter Sisulu, Andrew Mlangeni, Ahmed Kathrada e Raymond Mhlaba; probabilmente isolati per rimuovere la loro influenza sui giovani attivisti a Robben Island. Rifiutando un'offerta di libertà condizionata in cambio di una rinuncia alla lotta armata (febbraio 1985), Mandela rimase in prigione fino al febbraio del 1990. Le crescenti proteste dell'ANC e le pressioni della comunità internazionale portarono al suo rilascio l'11 febbraio 1990, su ordine del Presidente sudafricano F. W. de Klerk, e alla fine dell'illegalità per l'ANC. Aveva 71 anni.

Mandela e de Klerk ottennero il Premio Nobel per la pace nel 1993. Mandela era già stato in precedenza premiato col Premio Sakharov per la libertà di pensiero nel 1988 e con il Premio Lenin per la pace nel 1990.

Durante i 27 anni di detenzione, Mandela lesse molti testi, poemi, poesie liriche, libri in lingua afrikaner (olandese) e inglese, lingua che nel corso della detenzione imparò a perfezione conoscendo grammatica e parlato del gergo comune. In particolare, come spiegò il presidente dopo l'elezione come capo-guida della Repubblica del Sudafrica, una poesia in inglese del poeta Britannico William Ernest Henley, del 1875, dal nome Invictus, dal latino "invitto", o "invincibile" della raccolta Vita e Morte (Echi), pubblicata per la prima volta nel 1888 all'interno del libro Book of Verses. Questa poesia per Mandela è stata il principale stimolo del suo continuare la vita in prigione nell'arco di 27 lunghi anni. Ora siamo tutti un po più consapevoli di ciò che non ci è stato donato dal cielo, ma dalla terra, con il sangue. Grazie di cuore Nelson Mandela. riproduzione riservata.

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